#Sanremo2020 | Perché rifare i classici in chiave rap? La rassegna delle cover: la cronaca per chi non c’era

#Sanremo2020 | Perché rifare i classici in chiave rap? La rassegna delle cover: la cronaca per chi non c’era

Mi aveva insegnato la mia professoressa del Liceo, Marianna Dacomo Discalzi, che nei temi di italiano era importante non strafare e che bisognava avere rispetto dei classici.
Non è stato così nella serata cover, le aspettative erano alte e la delusione dietro l’angolo.
Scorriamo un po’ la puntata a beneficio di chi voglia far qualche efficace battuta pur non avendo assistito alla serata. Intanto va detto che il meglio si è giocato nella seconda parte, dopo le 23.
Iniziano Michele Zarrillo con Fausto Leali, Deborah, una grandeur per rinfrescare questo brano, una grancassa pomposa e inutile, sapevamo già che Leali aveva la voce e Zarrillo ci piace più intimista. Bocciata.
Esiste una presentatrice albanese più svampita delle Carlucci, parla a macchinetta, si chiama Alketa ma cheta non è.
Arrivano anche le sette donne del concertone, ma perché loro neanche una nota? Chissà…
Junior Cally con Viito, Vado al massimo, questo rapper è un bluff, ci aspettavamo di più e invece stona.
Un primo palpito d’amore Marco Masini Frate indovino insignificante e Arisa, Vacanze romane, ci sono quasi, ci convince. Cresce l’atmosfera coi due ragazzi agghindati anni 50 Riki e Ana Mena, che ripropongono L’edera, ai tempi secondo posto dopo Volare.
Come smontare in un attimo i monologhi femministi della prima sera?

La Georgina con il fidanzato seduto in prima fila. Ronaldo ha un ghigno tossico, improvvisamente il teatro ha il sopravvento e senza dire nulla siamo in balera: una bella si scatena in un tango e il fidanzato geloso la scruta, seduto in disparte per vedere cosa combina la spudorata, per fortuna dopo porta i fiori al maschio, mai che si dica che lo tradisca o lo molli… con tutti i soldi che ha.
Attenzione: la cover perfetta c’è, senza stravolgere, senza condire, solo un vestito elegante e un’atmosfera sospesa. Sono bravissimi Raphael Gualazzi e Simona Molinari, E se domani, capolavoro allora incompreso.
Una dolce sorpresa prima della ‘disfatta’ di Anastasio con PFM, la rovina di Spalle al muro, frastuono inascoltabile, parole sbagliate, un caos.
Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta, Si può dare di più, il titolo vale per la loro performance.
Un attimo di raccoglimento: Alberto Urso con Ornella Vanoni, La voce del silenzio, un capolavoro che si scioglie in una Ornella in difficoltà, in jeans e scarpe da ginnastica: sbaglia le parole, biascica, il buon Alberto la rincorre, recupera, ma non risolve la figuraccia. Scena già vista con Patty Pravo, ma vogliamo cercare di mettere ordine e capire chi sono le signore ormai in età che sono da preservare? Peccato.
Elodie con Aeham Ahmad, Adesso tu, un quasi convincente episodio, forse lei un po’ triste, ma sufficienza piena, il movimento dato al brano, gli regala uno scatto contemporaneo.
Rancore, Dardust e La Rappresentante di lista, Luce: il rap mi ha rotto!
Qui si apre un buco nero, siamo inghiottiti dalla retorica di Benigni, stavolta il Cantico dei cantici. Quaranta interminabili minuti.
Tocca a Pinguini Tattici Nucleari, 70 volte, applausi!
Enrico Nigiotti con Simone Cristicchi, Ti regalerò una rosa, niente di nuovo.
Arriviamo ad un alto livello: Giordana Angi con Solis String Quartet, La nevicata del ’56, convincente, consapevole, alta, elegante.
Le vibrazioni, Un’emozione da poco, ma la volete smettere di rifare sto brano? Basta!
Diodato e Nina Zilli, Ventiquattrolima baci, originali ma appena sufficiente.
Il bello viene adesso, seguono le migliori interpretazioni, pezzi memorabili, pietre miliari.
Lucio Dalla per primo, Tosca con Silvia Perez Cruz cantano Piazza Grande, una rivisitazione madrilena che vince la serata.
All’una di notte è il momento di Rita Pavone e Amedeo Minghi, 1950, essendo entrambi un po’ in età ci si chiede se han dormito prima e si sono svegliati apposta pensando a una levataccia per una gita. Meno male che la loro bravura non si smentisce, sono teneri e avvolgenti in una levigata e rarefatta versione del brano originale.
Premio al migliore arrangiamento e all’originalità ad Achille Lauro e alla voce di Annalisa, Gli uomini non cambiano, che emozione …Mia Martini.
Sembrava che Bugo e Morgan, con Canzone per te, non si sarebbero presentati proprio, il solito Morgan avrebbe fatto i capricci, la storia della canzone italiana viene lievemente pasticciata da questi due ragazzi che forse avrebbero dovuto solo essere più umili e provare una volta in più.
Arriva Bindi, strepitoso, Irene Grandi con Bobo Rondelli, La musica è finita, capolavoro! …
Piero Pelù rivisita Cuore matto.
Paolo Jannacci con Francesco Mandelli, Se me lo dicevi prima, omaggia il padre.

Ore 1.39, Elettra Lamborghini con Myss Keta, Non succederà più. Vale il titolo: lo speriamo tutti.
Francesco Gabbani con tute da allunaggio fa L’italiano.

Vogliamo Luca Monti presentatore a Sanremo!!!
Resta la figuraccia della signora Ornella! Nel racconto metaforico della serata spiace che la presenza della Vanoni sia stata data in pasto a una vecchiaia che l’ha molto penalizzata. Sono livelli e piani di grande confusione. Come facciamo a sentire questa versione da Irene così bella e poi lasciare che la signora milanese stoni, persa, con Alberto Urso? Qualcosa non va in questo festival: perché povera Ornella è stata buttata così senza paracadute? La Pavone, già premio alla carriera è in gara, i Ricchi e Poveri sono super ospiti, ma allora… Chi sono i maestri e chi sono gli ospiti? E chi sono gli ‘emergenti’? Alla fine rispunta Bobby Solo.
Seconda osservazione: non si potrebbe come si faceva con Via col vento fare due parti in due sere, e replicare verso le 21 quello che è accaduto dalla mezzanotte in poi?
Il festival continua, tanto si sa nel puro spirito italiota, va tutto bene.

La gaffe del giorno. E come a scuola, i due studenti litigano

Continua la bagarre tra Tiziano e Fiorello. Dopo la battuta sui tempi lunghi dello showman sintetizzata nell’hashtag #fiorellostattezitto, Ferro ha scritto un bigliettino di scusa lasciato nel camerino di Fiorello.
Fiorello se ne va? Meglio!
Qualcuno che ha detto finalmente le cose come stavano!
Evviva il nostro Tiziano Ferro.
Evviva una sana e serena critica, da parte di un grande cantante e grande uomo!
A me che faccio il prof di mestiere sembra che Fiorello abbia esagerato e che il signorino se la creda un po’, solo perché in questa televisione generalista e qualunquista è simpatico, sa fare tutto, non può prendersi tutto il tempo che vuole.
Deve stare dentro le regole.
Invece in classe c’è un ottimo ragazzo di Latina, che sta nell’ultimo banco, sa cantare molto bene, non fa il belloccio con le ragazze, non è il cocco dei prof. Ma ha un grande talento e si emoziona davvero quando fa le cose.
E si merita la lode anche se magari ha stonato o non è stato perfetto: però ce la mette tutta, ha stoffa e sa mettersi in gioco senza fingersi un altro.
Ci siamo abituati a vedere Tiziano emozionarsi. Che bello che lo faccia un uomo, che sollievo che un maschio si faccia vedere umile, che coraggio essere lì per quello che si è!
Lo vogliamo dire:

Fiorello avresti dovuto avere il coraggio di presentarlo tu il Festivalone, invece “ragazzaccio”, ti sei messo dietro al compagno di scherzi Amedeo! Gli sputi pure l’acqua sul collo.
Come ti permetti?
Impariamo il rispetto per uno – Tiziano – che è lì e fa egregiamente il suo lavoro. Tiziano merita il 10, non si discute.

La gaffe del giorno: Fiorello contro Tiziano? O era Tiziano contro Fiorello?

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