#Sanremo2019 | Cronaca della quarta serata: Motta e Nada sbancano il duetto!

Tra i fischi del pubblico Motta si aggiudica un primo riconoscimento, e noi lo sapevamo!
Luca Monti fa la cronaca della quarta e penultima serata.

Stremati dalle quattro giornate, da interviste, conferenze stampa, accuse di plagio, critiche, recensioni, non vediamo l’ora – lunedi sera – di goderci Montalbano (Raiuno: Sindrome di Stoccolma) seduti nel salotto di casa con un brodo e una tisana.
Si aggirano in sala stampa operatori volontari del soccorso, a sedare piccole rivolte: devo fare la domanda prima io, guai a fare complimenti e congratulazioni, chi sbagliasse ad attribuire un brano ad un artista sarebbe radiato a vita dagli uffici pubblici.
Alcuni professionisti intossicati dal poco cibo, come all’Isola dei famosi: Red Bull e Salamini Beretta, gli sponsor della sala stampa. Ho visto attempati giornalisti prendere il coraggio e uscire per andare a cena, salvo poi avere crisi di nervi per essere rientrati dopo la sigla dell’Eurovisione.
Ma veniamo alla serata, 56 artisti, sei ore solite di diretta.
Arriva il momento della resa dei conti, cari lettori: se eravate fuori casa, dovete erudirvi sul tema principale: le canzoni.
Il sabato lento e gaio della provincia italiana non vi deve spaventare, al mercato o al caffè o dalle pettinatrici sfoggiate con tranquillità una battuta: “dopo quella esibizione la Bertè meriterebbe di vincere”…
Facendo interpretare lo stesso brano da un amico, collega artista possono accadere tre cose:

1. La canzone migliora grazie alla versione duettante.
2. La canzone peggiora grazie sempre al duettante.
3. La canzone migliora NONOSTANTE il tentativo di rovinarla da parte del suddetto duettante.

Ci si limitasse poi a prender un cantante, invece, di tutto! un presepio di danzatori, performer, sabbiature, bambini prodigio, trombe e tromboni, una piccola deliziosa bottega degli orrori.
Apriamo le danze. Nonostante il vestito, complice un facile ritornello regge la canzone di Federica Carta e Shade. Motta strabiliante, grazie all’ugola graffiata di Nada prende ancora più forza nella sua domanda secca e necessaria ‘Dov’è l’Italia?’, il duetto risulta vincitore tra i fischi del paludato teatro dei parrucconi.
Temo che Irama, favoritissimo, abbia proprio sbagliato la canzone, Noemi urlacchia come può, La ragazza col cuore di latta è lacrimevole al punto giusto ma solo per ex sessantottini, legge basaglia, disabili e c.
Quanta bontà e retorica sprecata, e pensare che i cattivi sono da sempre i più simpatici.
Patty! Patty amore mio (cfr. la lettera d’amore del 5 febbraio)… purtroppo l’interpretazione non c’è, i dread hanno portato via quello smalto elegante, forse il casco del parrucchiere ha influito sulla capacità neuronale mai stata peraltro completamente comprovata.
Non pervenuti Negrita e Il Volo, ebbene sì m’ero distratto. Mi risveglio solo quando in sala stampa si applaudono i tre tenorini e qualcuno consiglia impegnative da psichiatri o psicologi, o ricoveri d’urgenza.
Decisamente originale Arisa, ce la fa. Lo Spandau Ballet trent’anni dopo aiuta, molto amata dalla sala stampa. Ma Ghemon? Dopo il cappotto cammello arriva la muta da palombaro. Lo smontaggio del Ponte Morandi è altrove. E non dico altro.
Renga ha con sé le etoiles della danza, larvale tentativo di essere eleganti, ma non si fa. Brano bello senza lode.
Ultimo con Fabrizio Moro è sempre tenace, ruvido anche se il duettante rientra nel caso 3. Meglio soli.
Boombadash è un tantino già sentito. The Zen Circus: come certe temperature nei bollettini meteo del colonnello Bernacca: ‘non pervenuto’, è e resta incomprensibile, con ‘sti topi…
Paola Turci convince, il brano è bello, ma è caso 3 – meglio soli che con il Giuseppe Fiorello di cortesia, tanto per ricordare che dopo #Sanremo2019 ci aspetta una fila di fiction, la pubblicità rai ci ha fatto tanto vedere la programmazione che conosciamo il palinsesto fino al 2039… Anna Tatangelo con Syria, caso 1, la duettante ci distoglie dalla Tatangela.
Intervallo. Nel pomeriggio la cantante in tuta viene in sala stampa: perché la tuta? Se le chiedi del marito Giggi sbuffa, se le chiedi altro non sa mettere in fila un concetto chiaro, va in crisi… Vuol essere semplice come la donna che al pomeriggio va a fare la spesa… risate… la nostra Anna sembra quella compagna di liceo con sguardo furbo, bravina, studia sempre, va a farsi interrogare, è perfetta, si capisce che non è intelligente ma al sei arriva, ma, occhio, non esita a fregarti il fidanzato. Del resto, è bella.
Ex-Otago bravi, nostalgia anni Ottanta, è bello anche l’abbraccio finale con Savoretti, ci fosse scappato un bacio oggi avremmo di più da scrivere.
Stasera presentano anche quelle signorine attricette del dopofestival, la Melissa ignota sembra aver rapinato una bottega da tappezziere.
A questo punto si impone la presa di coscienza di un fallimento: Bisio. Gli si dava fiducia, la tensione della gara, il palcoscenico, lui è un comico, si capisce, si farà… No. Dopo 24 ore di diretta in quattro giorni, abbiamo una certezza: inutilità, riesce a essere sempre fuori luogo, quell’intervento e monologo sulla paternità è vecchio di mezzo secolo, il rap di Anastasio dipinge i soliti ventenni incastrati in un destino crudele, a Milano diciamo ‘moeves’! Muovetevi, davanti allo studio di Papa Francesco è scritto vietato lamentarsi.
Chicca: quando il Bisio vorrebbe ringraziare le gobbiste… Precisiamo: mi chiamassero “gobbista” farei causa, è gente espertissima di software che riesce a far correre il copione sotto gli occhi di quei tre conduttori miliardari – e diciamolo – che manco sanno leggere! In più, nel ringraziarle, il Bisio legge il gobbo, appunto schermo piatto hd 120 pollici, e manco si accorge che le brave signorine hanno già impostato la canzone del successivo Nigiotti che lui legge come se fosse la sua battuta, tanto per non sbagliarsi.
Appunto Nigiotti, bello e dannato. L’arrangiamento di Paolo Jannacci e di un artista sabbiante per il Nonno Hollywood, la canzone bella e romantica comunque non sfonda.
Arrivano le nostre eroine, la strega turchina Loredana con Irene Grandi che porta un abito con una strana larghezza, si direbbe sfilacciato sulla parte destra… L’abbigliamento della Grandi è sempre discutibile… Loredana per la cronaca ha sempre il domopack dell’altra sera, sembra un pochino inquartata, con meno estensione al collo, forse la lavano a secco e si è ristretta con il passare dei giorni.
Manuel Agnelli fa risaltare Silvestri di Argentovivo, su Einar niente da dichiarare, scivola via a tarda notte Cristicchi, poi Nino-Napoli, un brividino per il Morgan resuscitato da Achille Lauro.
C’è il tempo per una specie di incubo. Toti, Governatore di Regione, tenta un paragone: “Noi qui cantiamo e a Genova distruggono il ponte Morandi, evviva…”, uno spaesamento spettrale, tra le spettatrici plastificate e rifatte, mummie dell’Ariston e le pietre che cadono del Morandi c’è un’aria di catastrofe tutt’altro che tranquillizzante.
Tra parentesi, nel pomeriggio erano passati in riviera i gilet gialli. L’interprete che si sono portati sa parlare solo francese, alcuni sostengono che nei giorni in cui eravamo prigionieri di Sanremo il generale De Gaulle ha dichiarato guerra all’Italia, qualcuno sostiene che si tratta dei soliti esaltati.
Ore 01.30. In sala stampa i giornalisti consunti sulle scrivanie vengono invitati a uscire per entrare nella vita notturna sanremese. Domani è un altro giorno, l’ultimo. O il giorno di Ultimo?
(Luca Monti)

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