#Sanremo2019 | La lettera d’amore di Luca Monti a Patty Pravo

Patty Pravo e Briga sul palco di Sanremo
Cara, Carissima Patty, ne è passato di tempo, eppure dopo cinquant’anni di carriera sei ancora la Stella di Sanremo, è davvero “un po’ come la vita”… Dopo averti sentita con Briga, ripercorriamo la tua storia …
Sarai per sempre la delicata meraviglia che abbiamo visto scendere quelle scale, fatte come un pianoforte, nel 1984, quando dopo anni di assenza dopo viaggi, amori, ricerca di solitudine, avevi deciso di tornare. Tu, la ragazza del Piper, quella Bambola trasgressiva, che dopo il Ragazzo triste, gli anni del Boom, ci avevi regalato il proibito con Pazza Idea e Pensiero stupendo, tornavi al festival elegantissima, una geisha orientale, una principessa scalza, vestita d’oro Versace, un’acconciatura sofisticata e un grande ventaglio, Per una bambola di Maurizio Monti, autore di Pazza idea, una delicata preghiera a prendersi cura di una donna fragile e leggera, come una piuma, un accenno saffico sullo sfondo di un paesaggio orientale

“Io l’ho cercata sopra il colle, la mia piccola ribelle, stava invece in casa sua, o bambola. Come me viveva sotto il sole. A nutrirsi di parole, quando mai la rivedrò, o bambola. Si dice in giro che la tieni male, come fai, mandami a dire se è vero, corro a prenderla.”

Decimo posto e premio della critica per la nuova bambola, all’epoca ancora le esecuzioni erano in playback, non c’era orchestra, sarebbe approdata solo nel 1990, dopo quei minuti di poesia due parole con Pippo rimaste nella storia. Baudo si rivolge a te: “Patty speriamo che il tuo ritorno non sia soltanto una parentesi”. E tu con garbo gli rispondevi “Ma ti sembro forse una parentesi?”.
Non era la prima volta a Sanremo, c’eri stata nel 1970 con La spada nel cuore, brano di Mogol e Donida, con la complicità di Battisti, ti presentavi con una tuta attillata di pelle nera e guadagnavi un quinto posto.

Nel 1987 sempre con l’auspicio di Baudo sei diventata la Pigramente signora, non è andata benissimo, qualcuno insinuava che il brano fosse un plagio, di quella esibizione ricordo dietro te una grande scala azzurra, le acconciature gotiche o scapigliate, il tuo leggio e le tua mani nell’aria.
Una pigra signora sfoglia il diario della sua vita:

“Negli occhi tuoi che tempo fa, forse è ancora notte e stai sognando, e il sole va, sgranando via, dal tuo collo le perle dei giorni, pigramente bambina tu, tu di seta un riflesso blu, simulando l’estate vai”.

Pigramente signora, con la musica scritta da te e le parole di Franca Evangelisti, è relegata a un immeritato ventesimo posto.

Nel 1990 hai pronto Donna con te ma all’ultimo rinunci e ti sostituisce Anna Oxa.
Qualche anno dopo, è il 1994, cambia tutto. Basta vestiti scintillanti e roboanti acconciature, un look monacale, tuniche pastello, semplicissime, per cantare una romanza, I giorni dell’armonia di Giovanni Ullu e Maurizio Monti. Ultimo posto al festival.
È un pezzo che a metà cambia ritmo e parole, è ancora un intimo racconto “quando amore suonerà la sua dolce sinfonia solo allora troverai giorni chiari d’armonia”, ci interessa solo di noi, chiudiamo la porta e torniamo nella dolcezza della nostra casa.

Nel 1997, stavolta sempre in look nero interpretavi E dimmi che non vuoi morire, scritta e cucita su di te da Vasco Rossi, Gaetano Curreri e Roberto Ferri. Premio della critica.
Altri anni di splendore, era passato da poco il tuo successo dell’album Notti guai e libertà con Les etrangeres, Emma Bovary e Angelus, le firme di Fossati e Battiato.
In quegli anni in occasione della morte di Lucio Battisti dichiaravi: “Aveva solo cinquant’anni, era un ragazzo”.
E’ il 2002, è il tempo di un nuovo Sanremo più trasgressivo, L’immenso, canzone raffinata scritta dai quasi sconosciuti Roberto Pacco e Fabrizio Carraresi. Qui eri un angelo deluso dal cielo, un diavolo annoiato, rimasto da solo e solo ti poteva salvare il piacere dell’amore:

“Vivo l’immenso mistero di te, l’altra metà del mio volo, danzo leggera sul mondo che sei vini qui, siamo estasi, sopra una rosa si posa la nostra canzone, nessun inverno mai, per noi.”

Chissà se davvero ci salva solo questo immenso piacere di poter stare un attimo tra le braccia di chi amiamo? Torni ad essere trasgressiva, hai una capigliatura sofisticata e decidi anche di fare un po’ la strafottente quando attacchi sul microfono il tuo chewing-gum, prima dell’esibizione, arrivi sedicesima.

2009. Ci riprovi con E io verrò un giorno là, del giovane Andrea Cutri, “come può un uomo uccidere il suo amore?”, una canzone dei toni epici, come se fosse passata proprio una lunga esperienza di vita e tu volessi dire a qualcuno che alla fine ci sarà un riparo un approdo, posto numero sei, non male.

Aspettiamo il 2011 e arrivano Il vento e le rose. Ti presenti con uno chignon e un abito ottocentesco nero, divina, ma il brano non viene recepito, eliminata e non potremo nemmeno assistere alla serata duetti che avevi preparato con Morgan.
Il sesso è il vento, l’amore sono le rose, è una domenica mattina e tu sei a letto, suona uno scocciatore alla porta… non vuoi disturbare quel momento e poi la televisione che parla di questa economia, ma non importa, restiamo chiusi a vivere la nostra illusione prima di renderci conto che quest’attimo d’amore si dissolverà, come la solito.
Il vento e le rose di Marco Ciappelli e Diego Calvetti

Esclusa in quel 2011 una aggressiva Anna Oxa e Luzzatto Fegiz conierà per te l’appellativo di Nonna Patty. Come si era sbagliato, sei e resterai sempre una ragazza.

2016, Cieli immensi di Fortunato Zampaglione, oggi qui. Cinquant’anni di carriera, ti aggiri come se fossi un sogno in questa sagra di Sanremo. Hai portato un brano ampio, solare, elegantissimo, sospeso, con una grande atmosfera.
Ancora ci racconti che l’amore e la vita sono così: attimi intensi in cui si ride e ci si diverte e poi, è non è colpa di nessuno, è finito tutto, uno prova a ritornare, ma quel passato pure bello, non esiste più.
“Mentre tutto fugge via a noi bastava solo l’amore, il resto ci poteva mancare, e ridere, scherzare e poi svenire… E oggi che mi sembri migliore, tu chi sei che cosa vuoi? E come mai mi pensi? non sono io, nemmeno lei, ma i cieli sono immensi”
Con il brano Cieli immensi hai meritato il sesto posto in classifica e il Premio della critica Mia Martini.

Grazie Patty! Grazie per tutte queste scie luminose nell’empireo della canzona italiana.
Hai distillato nella nostra storia la tua idea di amore e libertà, e al primo posto di una ideale classifica personale delle tue partecipazioni quell’inno E dimmi che non vuoi morire del 1997. Brilli di un vestito semplicissimo, nero, sei un po’ emozionata un po’ incerta perché non sai bene se sia il brano giusto e dopo pochi secondi entri nella canzone con la profondità e la dolcezza di chi sta cercando ancora di cambiare, di chi ha visto le due facce dell’esistenza, di chi ancora trova una speranza, sopra la delusione, ci crede ancora.

La cambieremo noi questa la vita in cui comunque continuiamo a credere, portaci ancora un sogno e continua a farci essere un po’ angeli, divina ragazza, compagna di avventure. Lunga vita alla signora Patty!

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