#Sanremo2019 Amore su una Rolls Royce tra topi, corvi, zanzare e un Nonno di Livorno

#Sanremo2019 Amore su una Rolls Royce tra topi, corvi, zanzare e un Nonno di Livorno

Dal nostro inviato Luca Monti…

Esegesi dei testi dei brani, panico quotidiano e bagagli in ordine sparso.

Dov’è l’Italia amore mio? si domanda il giovane Motta.
Simone Cristicchi in Abbi cura di me risponde “sono solo quattro accordi ed un pugno di parole”.
Tuttavia il paesaggio dei testi sanremesi permette una analisi dello stato del benessere – o malessere – del Bel Paese. Intanto arrivano gli Indie (leggasi sconosciuti agli over 30). Ognuno poi si porta un amico duettante per la grande serata di venerdì, accoppiandosi con i vari Briga, Shade, Cori. C’è perfino chi porta Rancore.
Le canzoni sono lunghe e hanno perso il classico andamento strofa-ritornello Daniele Silvestri con Argentovivo conta ben 597 parole, il triplo della breve di Achille Lauro con appena 207 lemmi, che inneggia a una Rolls Royce dove potremmo fantasticamente trascorrere questi anni di crisi.
amore è la parola più usata, compare ben 64 volte. Secondo posto alla parola cuore con 30 menzioni, segue tempo per 27 volte; 26 citazioni della vita e 23 per il mondo e il bene , gli occhi 20 ripetizioni. Inatteso si qualifica in alta classifica il pronto, 19 volte solo nella canzone di Nek, segue il giorno per 16 volte.
Amore sì, non solo la parola. Ma l’atmosfera tradizionale – a parte “na luna ‘ncopp o mare che t’accumpagna a sera” dell’inossidabile Nino d’Angelo – è tutt’altro che romantica… Anzi, “l’amore è una dittatura” per Zen Circus e
“a volte dirsi ti amo è più finto di un ‘dai ci sentiamo’, dammi il mio panico quotidiano” (Senza farlo apposta, Federica). Amore sono
“frasi squisite quelle tue che ora sanno di cibo per gatti” (Rose viola, Ghemon)…
Ma che tempo che fa a Sanremo? Parliamo del clima, lo avevamo già notato che anche negli anni scorsi prevale il maltempo e quest’anno si insiste:
“siamo fiamme in mezzo al vento, piove però siamo fuori pericolo, riusciremo a respirare nel diluvio universale” (Ultimo ostacolo, Paola Turci)
“sono rimasto quello che quando piove ride” (I tuoi particolari, Ultimo)
“siamo il sole in un giorno di pioggia, non siamo un soffio di vento” (Musica che resta, il Volo)
“balliamo un tango sotto la neve” (Mi sento bene, Arisa)
Metafora festivaliera il volo (a partire dai tre tenorini), il viaggio o la partenza.
Francesco Renga è un treno sui binari, Ghemon anche stanotte scapperà su un taxi, Patty Pravo è ossessionata dalle luci della stazione su un binario abbandonato e per Ultimo siamo soltanto bagagli, viaggiamo in ordini sparsi.
I Negrita parlano addirittura anche del karma. La Bertè è tutta una domanda, Nek si farà trovare pronto, a questo punto preferirei trovare pronta una cena, anche per “bere dello champagne nel ramadan” in compagnia del bel Mahamood.
Concludiamo con tre menzioni speciali, la prima al giovane Enrico Nigiotti (è lui quello del nonno di Livorno):

“Nonno, mi hai lasciato dentro un mondo a pile, centri commerciali al posto del cortile … mi mancano i tuoi fischi mentre stai a pisciare (sic!), come un taxi alla stazione che non riesci a prenotare, siamo ostaggi di una rete che non prende pesci… ma se cadiamo a terra poi sono ca..i nostri, mi manca la Livorno che sai raccontare”.

La seconda medaglia per il coraggio (o la disperazione) va a La dittatura dell’amore. I ruvidi e grezzi Zen Circus riescono a inanellare parole lontane dall’atmosfera brillante delle notti sanremesi perché nella canzone compaiono: “Topi zanzare Corvi e caz..te, mostri sotto il letto”.

Un attimo di attenzione prego:

Un cane pastore lo fa per amore, non per la lana esiste il gregge, né per la legge, siamo delle antenne dei televisori

E così ricomincia il Festival cari amici vicini e lontani:

tutti cantano l’amore, quando nasce, quando prende bene, quando tremano le gambe, quando non c’è niente che lo può fermare, cento casini, cento grandi scene, mille pagine attaccate ancora insieme” … (Solo una canzone, Ex Otago)

Perché Sanremo è Sanremo, no?

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