Luca Monti da #Sanremo2018

Luca Monti da #Sanremo2018

MetaMoro! Ma noi lo sapevamo! Lo Stato Sociale è secondo!
(Sanremo, venerdì 9 febbraio 2018)

La folla cresce, la città brulica di turisti, di avventori, di musicisti di strada, di ragazze che vengono pitturate da capo a piedi, di maghi, fattucchiere, umanità la più varia, ingorghi, nani e ballerine.
È Sabato Grasso, il Carnevale è al culmine. Eppure questa sera anche dalla Sala Stampa si respira un’aria più positiva. Fatichiamo a trovare elementi critici, perfino noi acerrimi cronisti del gossip.
Per voi che domenica o lunedi vi troverete a discutere (ancora?) degli strascichi della settimana della canzone, vi diamo alcune pillole per digerire finalmente la rassegna e procedere verso la vita vera depurati da tanta mielosità e celebrazione di indulgenza plenaria. Manca solo il miracolo o una guarigione per sancire una fase sacrale e un’ascesi verso la beatificazione dei direttori artistici, artisti, eccetera (è vero, Laura Pausini ha superato l’influenza, nessun cantante ottuagenario si èp infartato sul palco dell’Ariston, ma questi non sono veri miracoli…).
Del resto, come annuncia Fiorello, nel 2019 a presentare il Festival ci saranno Papa Francesco e Ivana Trump.
Parliamo di momenti epici: il canto libero della Pausini risanata, che tuttavia azzarda una uscita da teatro sul red carpet, ahimè poveretta rischia la polmonite, speriamo avesse almeno la maglietta della salute.
Stasera a essere vestito da cameriere è Favino, ma per non essere da meno Baglioni si mette in rosso: stavolta è il maggiordomo della Casina Valadier la sera di Natale.
Annalisa è stringata da lacci funebri. Inspiegabilmente data per favorita. Ornella Vanoni è imbustata in un vestito che funziona da sarcofago: cambia colore ogni sera, ma è sempre lo stesso scafandro.
La sorpresa della giornata di oggi è Red Canzian. Lo abbiamo criticato in queste sere e facciamo ammenda: oggi pomeriggio in sala stampa ci ha stupito. E’ carico, brillante, un bravo comunicatore, la classe si sente.
Qui comunque l’atmosfera è più familiare, si mangia e si beve, il più è fatto, arrivare alla fine della giornata è un’impresa possibile, vediamo la luce fuori dal tunnel.
C’è un toccante brano di Favino che da artista consumato interpreta una toccante storia d’immigrazione, attacca subito Fiorella con Mio fratello che guardi il mondo, vengono i brividi all’Ariston, in sala stampa, nelle case dove si celebra #Sanremoacasamia. Crolla tutto con l’ingresso della Cuoca Clerici e dei suoi bambini prodigio, ripiombiamo nella Sagra del Fragolone.
Procede a strati e successioni, elementi di varietà, elegante. Va un po’ peggio ai 3 Renga Nek e… ecco! oltre a Baglioni c’era anche il povero Max Pezzali. Finalmente si è espresso nel suo vero spessore artistico: per evitare figuracce ha fatto tappezzeria.
Veniamo ai premi: i ‘nostri’, la “generazione disagio” de Lo Stato Sociale, arraffa il premio della Sala Stampa Dalla. Per l’Interpretazione premio ‘Sergio Endrigo’ a Ornella Vanoni, che deliziosa chiede : “è il premio di..?”.
Il Miglior testo è quello di Mirkoeilcane. Miglior Composizione musicale a Max Gazzè. Premio della Critica ‘Mia Martini’ a Ron. Premio Tim brano più ascoltato a MetaMoro. E poi la sorpresa: ultimi gli Elio e le storie tese, Caccamo è decimo, Barbarossa settimo, Ornella è quinta, Ron quarto, il bravo Diodato è ottavo, i miti de Lo Stato Sociale sono secondi e MetaMoro è Primo!
Ed ora il vero Scoop… Se si andasse a risentire un pronostico fatto a Natale per l’Oroscopo di Ateatro, al minuto 2′ 30″ circa…

Sanremo continua LET’S DUET
(Sanremo, venerdì 9 febbraio 2018)
Prima di procedere impietosi a sfilettare come una orata o un branzino (all’una di notte viene un certo appetito) la serata dei duetti, dobbiamo rendere cronaca della terza serata che il vostro inviato ha trascorso per sorteggio proprio nel ventre della balena, al centro del mondo, la ‘galleria’ del Teatro Ariston e poi verso la mezzanotte è sceso in platea per riempire le poltrone abbandonate da stanche signore in pelliccia.
Stare lì è una magia. La sigla dell’Eurovisione ti immerge nell’etere e sei travolto da un’onda di emozione. Si doveva provare quell’emozione a partecipare ai tre giorni delle tragedie greche, alle adunate di piazza carnevalesche, alle feste barocche per i principi, alle cerimonie di incoronazione, alle nascite regali, quando si costruivano apparati effimeri come raccontano bene trattati e anche film come Vatel (2000) che ci porta alla Corte del re Sole. Mi azzardo a pensare che fossero tanto emozionanti le prime alla Scala o il teatro di Bayreuth di Wagner.

Esageriamo un po’. Eppure… prodigio di luci, evanescenze di tecnica. Come davanti a un monumento architettonico maestoso e anche inquietante. In sala addirittura vola un ragno elettronico con sofisticatissima macchina da presa per panoramiche mirabolanti.
Dentro il teatro è tutto uno sfavillare prismatico di luci e colori. Sulle prime la scenografia di questa edizione evoca la rottura delle sbarre di una gabbia, un’esplosione di luce, un petalo di margherita spezzato in una rifrazione. L’ispirazione è sempre quella: sinteticamente è la rappresentazione di una prospettiva barocca, in ultimo la stessa che porta all’ingresso del Casino di Sanremo: una scalinata, un dialogo tra alto e basso.

A sorvegliare una platea di impellicciati, ospiti accreditati e pubblico pagante (tanto), c’è un robusto contingente di polizia, di maschere del teatro con divise anni Cinquanta e un rinforzo imponente della RAI, più moderno in giacchette blu.
Giovedì si tocca un picco di audience proprio con Virginia Raffaele, record battuto dal 1999. Ore 21.52, tenetevi pronti, siete 15.826.000 spettatori tv, ore 23.54 il 58,4% di share, una televisione su due è accesa su Raiuno, senza contare gli altri media. Al TG60 secondi, gli spettatori esausti fuggono a casa o a cena, escono sfiniti, noi di corsa scendiamo in platea.
Gli amici vicini qui e lontani a casa discutono, scrivono e twittano: 13 milioni di interazioni con una crescita dal 2017 del 7%; Twitter cresce del 100% per interazioni ogni singola serata. Nei target, laureati e giovanissimi.
E ora la cronaca della serata 4, i duetti.
Non si può non commentare l’inizio canterino, i tre moschettieri intonano la sigla rock di un cartoon. Si inizia con una metafora felice: Heidi (leggasi la Hunziker), l’eroina che ha guarito paralitica l’amichetta ricca, a Sanremo ha scongelato l’allampanato Claudione, complice il Peter Favino. C’è anche la nonna dei panini bianchi, in questo caso una acrobata 83enne, colpa delle riletture e trasposizioni di un certo teatro.
Giuria di qualità, commentate pure senza freni! Molti anni fa la mia insegnante del Liceo Classico di Alessandria apostrofava le compagne esuberanti con la frase “Siete tutte svampite come la Milly Carlucci”: ebbene sì, è un’esperta. Ci vuole un musicista, direte, e allora Giovanni Allevi, l’unico pianista al mondo che sembra il secchione nerd primo della classe.
Stasera Claudio Baglioni, indossa una divisa da gelataio, o da cameriere della Casina Valadier.
Duetti: ma perché nel fare un brano in due ci si deve mettere di fronte uno all’altro e sembrare sempre che si sia innamorati? Tralasciamo la drammaturgia.
Skin e Vibrazioni. Lei sembra un manichino della Standa. Lei urla, lui canta.
Il MetaMoro si giova della lettera strappalacrime del Bravo Cristicchi.
Noemi la rossa bassa e Paola Turci la spilungona mora. Contrasti.
Si dice che Mario Biondi abbia nel frattempo avuto il nono figlio. Ha un orrore di felpa glitterata nera con papillon.
Durante la gara Ultimo, ironia della sorte, si classifica Primo fra i giovani. Segue Mirkoeilcane, che racconta i viaggi della speranza, e il bellissimo Mudimbi, Mubinzi, Mudindi, insomma… indi con la sua il Mago.
Strepitosa interpretazione de Lo Stato Sociale con Paolo Rossi e l’Antoniano. Per non scandalizzare i demonietti del coro la frase “rompono i coglioni” diventa “ bucano i palloni”.
Premio alla carriera per Milva: un video del 1981, la rossa di Jannacci, la figlia Martina inanella, da brivido, la carriera della madre, commozione a sentire La Scala, l’Olympia, Berlino e autori come Strehler, Battiato, Faletti. Un’eccellenza artistica italiana.
Finalmente è venuto fuori il nostro amato Gazzè con musicisti eccezionali, che hanno finalmente reso la canzone molto più pop. Alla fine come già avevamo detto Red Canzian, del Marco Masini, si giova.
Alice e Ron sono delicati, evanescenti, sospesi e impalpabili.
Nel frattempo la litania degli sketch langue. Michelle-Heidi diventa un uovo di pasqua con il fiocco rosa e poi un vaso di fiori e poi la Principessa Sissi.
Giovanni Caccamo si presenta con una tipa vestina da Morticia Addams, ma con minigonna! E’ Arisa quella di Sinceritàaaa, sperduta come Irene Pivetti. La ragazza di campagna è diventata una dark lady.
Sono le due quando stremati decretiamo la classifica provvisoria: Lo Stato Sociale, vittima degli espertoni, sprofonda in zona gialla. I nostri beniamini sono in pericolo… Come finirà? A domani per l’ultima avvincente puntata.

Il maestro Peppe Vessicchio fa i complimenti allo Stato Sociale.

A Sanremo per un invecchiamento attivo
Le riflessioni di Alessandro Pontremoli a margine della performance di Paddy Jones, danzatrice acrobatica a 83 anni!
(Sanremo, giovedì 8 febbraio 2018)

Questa sera il nostro inviato si trovava tra gli spettatori “i poveri” (come li ha chiamati Virginia Raffaele) della Galleria.
Al posto della consueta cronaca, per approfondire il caso de Lo Stato Sociale abbiamo chiesto a un esperto di danza, oltre che di teatro di interazione sociale, come Alessandro Pontremoli di commentare la performance della “vecchia che balla”.

Fa discutere Lady Jones, l’anziana ballerina che ha accompagnato il brano de Lo Stato Sociale, Una vita in vacanza, è già nel Guinness dei Primati ed è star di Britain’s Got Talent, ne parliamo con Alessandro Pontremoli docente di Storia della Danza dell’Università di Torino. Qual è la tua opinione su questo Festival anche a partire dalla perfomance della ‘vecchia che balla’?

L’indubbia spettacolarità di questa performance è molto interessante. Mi sono occupato di teatro sociale e di comunità, abbiamo proposto lavori di partecipazione, con istituti di cura e case di riposo. L’indicazione sia di questi enti sanitari sia della Comunità Europea ci invitano a considerare progetti e idee di promozione un ‘invecchiamento attivo’. La performance di un’ottantaquattrenne (la stessa età di mia madre) è perfetta per la spettacolarità televisiva, ma apre effettivamente a scenari più ampi. Fra qualche decennio arriveremo a vivere oltre il secolo e dunque dobbiamo anche immaginarci di poter essere ancora in attività dopo gli 80 anni.
La battuta di Pippo Baudo, che dopo aver snocciolato le tappe di una carriera infinita, ci saluta dicendo “Ci vediamo l’anno prossimo”, conferma questa ipotesi.

La Giuria demoscopica premia le proposte più giovani, Annalisa e Stato Sociale; invece non valorizza i grandi campioni della canzone. Perché?

La ‘gioventù’ reale credo sia totalmente assente da questo festival, perché i campioni citati sono comunque dei trentenni, come appunto Annalisa e Lo Stato Sociale. Il più giovane è Giovanni Caccamo, 27 anni. Vanoni e Baglioni sono un segno dei tempi: per le plastiche facciali e il botulino, ma anche per un invecchiamento nella loro vocalità. L’estensione della voce di Ornella Vanoni è un pochino priva di smalto rispetto al passato e quando Baglioni duetta con Fiorello, il confronto è impietoso.
Baglioni non ha badato alla fascia dei teenager, ha preferito guardare a un pubblico decisamente più maturo.

La performance di Paddy Jones ti è sembrata un oltraggio all’Arte della Danza?

British salsa dancer Paddy Jones with Italian band Lo Stato Sociale. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Se avessimo visto una signora che ballava un valzer a novant’anni non ci sarebbe stato lo spettacolo. Un festival come questo presenta una cosa che tendenzialmente un anziano non fa, ma non credo che questo sia offensivo per chi pratica la danza con la D maiuscola, nei teatri, nelle scuole o nei festival culturali. Anche per lo spettacolo tv di Roberto Bolle si disse la stessa cosa, cioè che quella è solo una parte del mondo della danza che non teneva conto del panorama diversificato e ampio di questa disciplina. Sia per Bolle in tv che per Sanremo nulla è oltraggioso: non tolgono nulla a coloro che fanno legittimamente e con grande interesse attività artistiche. Anzi promuovono comunque questo linguaggio.

A proposito di questo hai qualche cosa da segnalarci su questa relazione tra teatro e anziani?

Kontakthof di Pina Bausch è un esempio eccellente: in una versione recente 2008, in una sala da ballo persone molto avanti con gli anni rappresentano l’amore, la vita e il senso stesso dell’esistere. Voglio citare anche il lavoro di Virgilio Sieni, che spesso utilizza non professionisti e crea delle vere opere d’arte con semplici cittadini, come lo spettacolo realizzato a Torino, Altissima Povertà con 80 non professionisti dai bambini ai novantenni e, a Milano, Cammino popolare alla Fondazione Feltrinelli.
Qui il movimento maieutico del coreografo permette di trasformare il gesto di un corpo non abituato alla danza e all’ascolto del proprio movimento.



ULTIMISSIME!!! Il caso MetaMoro è vero plagio?
(Giovedì 8 febbraio 2018)

Meta e Moro, con due post analoghi sui rispettivi profili Facebook, respingono i sospetti al mittente, definendoli “assurdamente ridicoli”: «Il pomo della discordia è una canzone scritta da Andrea Febo che venne presentata nelle Selezioni di Sanremo giovani di 3 anni fa, venne scartata e mai commercializzata. Abbiamo mantenuto una parte di quella canzone per non sacrificare qualcosa di bello (cosa che abbiamo raccontato in più interviste) e tutti e tre insieme abbiamo scritto una nuova canzone con un significato completamente diverso». Plagiare, invece, «significa copiare», «non siamo venuti a prendere in giro la gente».
La Rai prima getta acqua sul fuoco, evocando l’autocitazione. «Non c’è plagio, l’autore della canzone è lo stesso e il regolamento prevede la possibilità di campionare o usare stralci di altri autori, per un totale non superiore al 30%», spiega il vicedirettore di Rai1 Claudio Fasulo. Salvo poi prendersi del tempo per «ulteriori valutazioni».
Se ne discute a porte chiuse…

LA NOTIZA (E LE CANZONI) SULLA “GAZZETTA DI PARMA”


È solo mercoledi, scricchiola il festival classico
(Serata 2, mercoledì 7 febbraio 2018)

Le celebri arie d’opera vanno trattate con cura, non si possono mischiare proprio a tutto.
Ma andiamo con ordine, mentre scrivo è l’una di notte, sono entrato in sala stampa alle 12.30.
Una maratona interminabile, non pensavo mai che avrei apprezzato il Tg1 60 secondi che arriva alle 0:30, dopo quattro ore di diretta. Ho guardato con interesse la pubblicità, la trovo movimentata e geniale, soprattutto originale rispetto al meccanismo cantante-presentatori-ospite e di nuovo cantante-presentatori-ospite, allo sfinimento. Ebbene con gli spot mi misuro con cose normali, nella immersione totale dentro conferenze stampa, spunti polemici, parole, note, interventi radiofonici il mondo appare fuori di qui con problemi ordinari, una reclame di carie e placca, un pet food per gatti di lusso, automobili, Report di Raitre e perfino il miraggio di vedere la fiction di De Andrè e Montalbano la prossima settimana.
Torniamo alla cronaca. Il boom di ascolti, per me incredibile, fa guardare con attenzione la seconda serata. Potete giocare pure questa frase con colleghi e amici, sulla seconda serata si vedrà davvero se il Festival ce la farà.
Ma attenzione, scricchiola il classico, lo vediamo in uno sketch che è una specie di castrazione.
La Dark Lady di Raitre Franca Leosini in un’idea tremenda da autore strapagato in crisi creativa: la mettiamo insieme a Questo piccolo grande amore. NO. Non funziona.
Da una parte vuoi scendere agli inferi con la Madame Noir, apriamo una finestra sul delitto. Invece ti fan venire voglia di cantare la canzone del secolo, la maglietta fina, la spiaggia, le onde, è subito mare, primo bacio. Perfino Claudione è costretto a fermare la platea che si risveglia dalla mummificazione e intona “Voglio un piccolo grande amoreeee”.
È tutto uno stordimento, anche la sala stampa, vero termometro della serata, vorrebbe cantare ma è costretta a interrompere, vittima del copione.
Questo classico che si sporca è il punto chiave della serata.
Veniamo a note da usare a colazione o al bar in pausa pranzo: il look!
Annalisa, in nero, è perfetta per la Classe morta di Kantor, in particolare per il ruolo della Bidella. Fine della citazione colta. Ruggeri Decibel sembra un incrocio tra Dylan Dog, Yul Brinner e Breaking Bad. Ron ha un giallo di capelli da matite Giotto. Renzo Rubino canta un bel verso “abbracciami dai, arrabbiati poi”, in sala stampa ci ha convinto tutti parlando di temi come la paura e il curare e custodire gli affetti, ci ha regalato un piccolo cactus, peccato che anche stasera veste una lana come se dovesse passare la domenica dai nonni.
Ancora autori in crisi creativa. Lo sketch di Favino che fa finta di salutare la Hunziker come la più bella del reame e poi all’ultimo bacia una musicista è roba trita.
Baglioni ha duettato con Antonacci, Mille giorni di me e di te: funziona, qui il classico è ok, la sala stampa può sfogarsi e applaudire.
Due classici perfetti: Roberto Vecchioni e l’ottimo Pippo Baudo che ovviamente si prende la scena, vecchio maestro, lancia anche una piccola battuta, dall’alto del suo record di 17 milioni di audience 1987, lancia l’anatema a Baglioni, “Mi supererai”, verrebbe da fargli ‘Tiè’. Pippo ha inventato tutto, è stato tutto, fa pensare con nostalgia ad Andreotti, a quella prima Repubblica ebbra di lottizzazioni. Mai avrei pensato di arrivare a tanto rimpianto.
Potete giocare sporco con Il Volo. Quei tre proprio non convincono mai.
Anche un piatto di spaghetti al pomodoro va fatto con il cuore. I tre tenorini. Come possono avere cuore? Liberateli, hanno visto solo alberghi, studi di registrazioni, tournèe, sembrano pre-confezionati da riscaldare al microonde. La bella voce e la benedizione della Clerici non bastano. Nessundorma non scricchiola, si sbriciola in un esercizio di stile, diventa logoro, sono buoni per il palco internazionale: pizza, mandolino (ancora?), ma non certo per la sala stampa Dalla che anche quando intonano La vita è adesso resta fredda gelida.
Invece i giornalisti hanno dei preferiti: applaudono Diodato, Ornella, Canzian, anche se io trovo che per migliorare il brano ci sia un’unica possibilità: cambiare il cantante.
A proposito di Spaghetti e cibo italiano, la giostra del Palafiori prevede quest’anno stock di salamini, birra gratis e – udite udite – dei pizzaioli, h 24, oltre a pettinatrici per il popolo.
Domani è un altro giorno, nella nottata andiamo allo showcase di Meta Moro, sull’orlo della espulsione:

Meta Moro,
eran cantanti d’oro,
ma, sorriso amaro,
han copiato loro,
senza decoro!

Domani pausa della cronaca, sono stato estratto a sorte e sarò in sala, potrò dormire tranquillamente nella Galleria del Teatro Ariston.


Plagi ed esclusioni eccellenti
(Sanremo, mercoledì 7 febbraio 2018)

Qualcuno sostiene che in paradiso ci sia un bel clima, ma all’inferno un’ottima compagnia: il festival sembrava perfetto, quando per fortuna a risvegliare le nostre cronache è giunta puntuale la polemica sulla copiatura. E così il “Caso Meta-Moro” apre una finestra su un Festival divenuto celebre anche per i numerosi plagi nelle sua storia lunga.

Adriano e Claudia.

1970. Chi non lavora non fa l’amore, vincono Adriano Celentano e Claudia Mori, ma la canzone è simile al pezzo di John Lennon Give peace a chance (1969).
1971. I Ricchi e Poveri cantano Che sarà, con due strofe musicali identiche a London London (1970) di Caetano Veloso.
1983. Tiziana Rivale Sarà quel che sarà, primo posto, ahimè copia perfetta del tema della colonna sonora di Ufficiale e Gentiluomo (1982).

Patti Pravo

1987. Una Pigramente signora, Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo è abituata a scopiazzature. Il brano è una cover di To the Morning di Dan Fogelberg, l’artista affrontò una accusa di plagio con la conseguente rottura del nuovo contratto discografico con Virgin Records. Quella di Patty resta una interpretazione rara, fra le sue migliori di sempre, arricchita dalle parole di Franca Evangelisti, che della Strambelli tracciò un ritratto sofisticato.
1995. Gente come noi, Ivana Spagna, ricorda Last Christmas dei Wham.
1996. Tocca a Ron per Vorrei incontrarti fra cent’anni, giro di note fotocopia di More than Words (1990) degli Extreme.

Grace Jones

1996. (continua) Ornella Vanoni è esclusa prima della kermesse: la delicata Bello amore è identica a Mare mare, per di più già eseguita in pubblico dalla cantante Emilia Pellegrino. Rispetto al plagio di cui sono accusati nel 2018 Meta & Moro, Pippo Baudo all’epoca fu rigido, il regolamento era molto preciso: si incorre nel plagio “quando la musica ha 16 battute coincidenti, se il brano è già stato ascoltato si prevede la squalifica del cantante e della canzone”.
1997. Nek con la sua Laura non c’è finisce in tribunale contro Gianni Bella che gli chiede danni per la sua Più ci penso (1974).
2000. Eccellente per i Matia Bazar la ‘ispirazione’ di Brivido caldo” da Libertango, Grace Jones, 1980.
2001. Sottotono per la loro Mezze verità hanno riscritto Bye, bye, bye di N’Sync.

Spagna e Bertè

2008. Spagna e Loredana Betè declamano Musica e parole. Alla prima esibizione si scopre che la musica di Radius non è inedita, incisa nel 1988 con un altro testo. Il brano viene escluso.
2010. Morgan fa uso di cocaina “come antidepressivo”. La sua dichiarazione lo mette fuori gara. Il suo brano “la sera” è out.
E venne il 2018. Ora attendiamo il verdetto per la coppia Meta Moro, nome inquietante di animale misterioso: la canzone fu presentata con ritornello identico nel Sanremo Giovani 2015, compiacente e consenziente il suo autore.
Se uno avesse pur preso il ritornello di Nel blu dipinto di blu e lo avesse rimesso in un altro brano, forse la storia del festival sarebbe stata diversa?


Teatro Sociale o Stato Sociale? Welfare o canzonette?
La mia notte brava tra adolescenti trentenni, più o meno

(Notte 1, mercoledì 7 febbraio 2018)

Dopo i quaranta, fare le tre di notte può essere rischioso, anche se si incontrano nuovi amici. Per riprendersi oltre una certa età serve almeno una settimana, ma Sanremo è cosi: prima colazione alla conferenza stampa delle 12.30 e alle 20.35 è ora di pranzo.
Forte della mia esperienza ventennale di prof e delle mie corrispondenze da Sanremo, avevo dichiarato anche in occasioni pubbliche di ignorare l’esistenza dello Stato Sociale (lo testimonia persino un video!!!).
Ho studiato il teatro sociale, quello delle birkenstock e dei cerchi e delle restituzioni… Ebbene, da stanotte voglio diventare un esperto anche di Stato Sociale.
Lesson One. Comincio dai nomi. La band bolognese si compone di Albi, Bebo, Lodo, Carota e Checco. Mi ricordano gli ammiccamenti tipici dello slang delle signorine snob milanesi: la Cicci, Pucci la Patti. Tra i loro album segnalo Amore lavoro e altri miti da sfatare, Socialismo tropicale, Vorrei essere una canzone, C’eravamo tanto sbagliati.

Lodo: un bel biondone né brutto né bello, si dice che a Bologna al Liceo Galvani distribuisse carciofi per San Valentino. Nota di costume: è tradizione goliardica, gli innamorati portavano le rose, lui era single e portava i carciofi, così mi ha bisbigliato una sua ex compagna. Diplomato alla Nico Pepe, nota scuola di teatro udinese, fucina di talenti, esponente del gruppo teatrale Kepler 452, ha portato in tournée lo spettacolo Facile fare la rivoluzione se sai come fare. Partecipa a convegni sul nuovo pubblico del teatro. Spigliato. Disilluso, come i suoi compagni.

Il post dello Stato Sociale del 7 febbraio su Instagram

Fa niente se non sanno cantare. Non importa se le partiture sono marcette ironiche orecchiabili. Perché i testi respirano la disillusione tipica del popolo italiano. Non sono solo trash, non solo indie, non solo le cantine, un bel ridiamoci su, un bello spirito complice e tanta ironia.
Nella notte al Forte Santa Tecla i cinque di Bologna tra il pubblico si riconosco a malapena, poi riusciamo persino a fare qualche domanda. Premetto che qui si beve gratis e dunque non garantisco sulla mia lucidità. Lodo fa finta di essere un presentatore, assegna il numero come per il televoto, inneggia ai suoi cinque compagni e uno ciascuno fanno uno dei loro successi: Buona sfortuna, Amarsi male, C’eravamo tanto sbagliati, Sono così indie, Mi sono rotto il cazzo.

Il pubblico pian piano si scalda, ballo perfino io, mi passano anche il microfono, così posso dire che anche io ho cantato a Sanremo!!! Direi che siamo diventati amici, anche perché “la vecchia che balla”, la ottantatreenne Paddy Jones, ci dà una speranza: non finiremo a celebrare le riesumazioni dei Pooh o dei Decibel, quel modo di cantare agèe non ci convince, anche la giuria demoscopica ha premiato questi freschi e grezzi innovatori.
Un’ultima riflessione a tasso alcolico (troppo) elevato: sono cinque trentenni (e sottolineo trentenni, perché a vederli mi sembrava frequentassero ancora le superiori). Invece, come dice la Vanoni, “Ci ho messo anni a diventare giovane”. Insomma, siamo tutti adolescenti di trent’anni? Siamo gente in vacanza da una vita? Sono finalmente diventato giovane? E’ già l’alba, non vale la pena di pensarci. Mi rimetto a ballare? Sono un vecchio che balla?


Un festival ‘classico’ con qualche rottura
(Serata 1, martedì 6 febbraio 2018)

Piccola guida per chi si fosse perso la prima serata (lunga), ovvero piccole note che possono rendervi più facile partecipare alle conversazioni sulla kermesse al bar, in tram, in metropolitana o in ufficio davanti alla macchinetta del caffè.
“Qualità della musica? Poco radiofonica”: se esordite cosi, non sbagliate. Si distinguono Caccamo, Diodato e Roy Paci, Ron, Vanoni Pacifico Bungaro, Biondi, Annalisa, Nina Zilli, Rubino, Lo Stato Sociale.

Lodo dello Stato Sociale

L’impressione è che quello di quest’anno sia un festival target over 40 con poche pochissime rotture (in tutti i sensi). Tenete a mente questo nome: Lo Stato Sociale. Nemmeno io sapevo chi fossero, è una band di Bologna che ha iniziato nelle radio locali, conosce la fortuna con brani di una certa ilarità, ritornelli facili da ragazzi intelligenti. Da segnalare il Lodovico Guenzi detto Lodo, front-man con passato in scuola di teatro, ne riparleremo.

1992 Cavallo Pazzo e Pippo Baudo

Comincia Fiorello e subito un fuori programma ‘classico’, un signore con una giacca a vento blu chiede un incontro con un procuratore capo (?), viene subito allontanato. La gag non è preparata, anche se Fiorello tenta di mettere anche quello nel suo show. Potete fare i colti. Non è la prima volta. Nel 1985 Baudo invitò sul palco gli scioperanti dell’Italsider. Nel 1992 un certo Cavallo Pazzo pronosticò in apertura di Festival che avrebbe vinto Fausto Leali (non ci azzeccò, vinse Barbarossa con una canzone sulla mamma, Portami a ballare). Nel 1995 Pippo salì in galleria e salvò un aspirante suicida. Infine nel 2004 Fazio si trovò domare un signore che minacciava di gettarsi da una graticcia.
Il festival è molto ‘classico’. Ci tocca fare gli chic. La scenografia in bianco allarmante sembra una serra invernale e ricorda l’allestimento dello storico Giardino dei ciliegi di Strehler.

La stretta relazione tra Sanremo e la terra russa non è imputabile ai successi moscoviti di Albano e dei Ricchi e Poveri: qui alla fine dell’Ottocento soggiornò la Zarina. E chi prende una boccata d’aria tra una canzonetta e l’altra, si accorge di una certa presenza in città di turismo dell’Est. Con questa appunto avete fatto la figura dei veri intenditori.

Ornella “Ljuba” Vanoni

Mi rivolgo a colleghi operatori del mondo dei beni culturali: insistete pure su questa ardita metafora teatrale: la Liuba (protagonista del Giardino di Cechov) è certamente la Vanoni di bianco vestita, la Diva Ornella è un po’ rifatta (una gran bocca da gatto), il testo è bello e ce l’ha fatta ad arrivare alla fine. Ha pure detto una bella frase: “Ci ho messo anni per imparare ad essere giovane”, peccato che si abbia sempre un po’ l’impressione che sia un po’ fuori controllo. Lo stesso vestito, ma tutto sgualcito e accorciato, lo indossa Nina Zilli.
Look non particolarmente brillanti: gli Elii sono arrivati sul tappeto volante, Gazzè sembra un palombaro, Rubino forse pensava di dover fare l’orale della maturità, i ciuffi dei The Kolors sono responsabili del buco nell’ozono, Ermal Meta ha una capigliatura da Napo Orso Capo.
Veramente geriatrica e impietosa la performance di Fogli, che sembra un incrocio tra Riff Raff e il Doc Emmett Brown di Ritorno al futuro – Facchinetti almeno è tinto. Con quel gridare “muaaari dentro” e con un arrangiamento esorbitante, scrive da sempre la stessa canzone, e l’inizio odora di plagio per La solitudine della Pausini.
A Sarcina de Le vibrazioni si perdonano molte cose, perché il brano è finalmente un po’ rock, si togliesse però quella bacchetta da ristorante cinese dalla testa.
Piccola nota su Baglioni, botulinatissimo; osservando bene i capelli, si direbbe che ami Trump: indossa un riporto non arancio ma grigio. Ma è pur sempre un riporto.
Bella senz’anima di Cocciante introduce il gigaspot al film di Muccino: nel frattempo la Rai con una nota proibisce proprio questo brano e America della Nannini, troppo hot, a Sanremoyoung, lo show in arrivo della Cuoca Clerici. Che tempi! Una volta i ragazzi erano ribelli, ora gli toccherà intonare Vecchio scarpone o Non ho l’età.
Le rotture allo schema classico restano il buon Favino, passato di lì per caso e caduto direi a fagiuolo; i The Kolors, con una enorme grancassa, le dette Vibrazioni e per finire ancora i nostri eroi: Lo Stato Sociale.

British salsa dancer Paddy Jones with Italian band Lo Stato Sociale ANSA/CLAUDIO ONORATI

Ebbene sì! Lo avevamo annunciato e potete crederci: se lo scorso anno ballava la scimmia, quest’anno ha ballato la vecchia. Una signora over 80 entra in scena con un vestito a fiori e verso la fine del brano Una vita in vacanza un nerboruto toyboy la fa volteggiare come in un valzer, poi d’improvviso iniziano piroette e svolazzi come se fosse Heather Parisi ventenne. La signora rischia il femore, la canzone rompe la monotonia e la sala stampa si risveglia dal torpore della lunghissima nottata con un applauso.

Due icone sanremesi: il grande Mike Bongiono e il grandissimo Luca Monti (quello che tiene l’ombrello)

Una vita in vacanza!
(Sanremo, martedì 6 febbraio 2018)
Se l’anno scorso ballava la scimmia, quest’anno balla la vecchia!
Barbarossa canta in romanesco, Ron porta un inedito di Dalla, danno il Premio alla carriera a Milva, restano poche donne accanto alla inossidabile Vanoni… Ma è soprattutto l’anno dei misteri dei gruppi sciolti (Pooh), dei gruppi da sciogliere (gli Elii) e delle grandi reunion (Decibel e Vibrazioni). Ma a stupirci sarà forse Lo Stato Sociale con “una vita in vacanza”!
La Bibbia del Festival, “Tv Sorrisi e Canzoni”, pubblica i testi dei brani dei Big. Che per cominciare sono 20. 4 più dello scorso anno. Smisurato come il campionato di Serie A. Come i tweet, quest’anno anche le canzoni si allungano: possono durare fino a 4 minuti, uno in più del Festival record di Carlo Conti. Se l’allungamento delle serate sarà proprozionale a quello delle canzoni, facciamo la dirtta e dopo la sigla finale vediamo il sole sorgere sul Mar Ligure e mangiamo la brioche a Porto Sole.
Baglioni alla conferenza stampa del lunedì armeggia con ospiti, la bionda svizzera dai denti di ghiaccio si gasa e Favino sembra che passi di lì per caso.
Le canzoni, intanto. Coraggioso il romanesco di Luca Barbarossa: Passame er sale è l’inno a una certa semplicità de borgata. Peccato, perché i testi in dialetto non hanno vinto mai. Favorite Annalisa e Noemi. Meta e Moro possono stupirci. Grandi cose ci si aspetta anche da Ron, con Almeno pensami, brano postumo di Lucio Dalla, soprattutto per il lancio di venerdì sera in duetto con Alice.
A proposito di postumi e addii. Ci danno il loro Arrivedorci (sic) Elio e le Storie Tese. Vale la pena di soffermarsi su questi presunti ultimi concerti, ultime tournée. Ci dobbiamo credere? Proprio quest’anno si ripresentano i Decibel di Enrico Ruggeri con una struggente Lettera al Duca: per chi non lo sapesse, è David Bowie a un anno dalla morte (coraggiosi!). Si riuniscono anche Le Vibrazioni dopo le esperienze così così del solista Sarcina.
Caso da manuale la sezione anatomica dei Pooh: si sono divisi come le amebe e si sono moltiplicati e riuniti come i partitini della sinistra. Corrono in coppia Facchinetti e Fogli, che si è riscoperto Pooh dopo decenni da solista. Red Canzian invece corre da solo. Ma i Pooh ne hanno fatte tante: l’ultimo tour, l’addio alle scene, le interviste e i saluti, i cofanetti di CD antologici, una autobiografia. Insomma, di tutto un Pooh! Potrebbero smettere, e invece… Intanto il Presidente De Mita, che compie 90 anni, è sindaco di Nusco.
Parliamo di autori. Caccamo con barba si fregia delle parole di Cheope, per la sua classica Eterno, complice Caselli Sugar. Prolifico Pacifico: Facchinetti e Fogli cantano un suo brano, lui gareggia con Vanoni e Bungaro. Firma pure il brano di Enzo Avitabile e Peppe Servillo, Il coraggio di ogni giorno: un bel testo, vai Peppe!
Per costruire la mappa psico-emotiva di #Sanremo2018 bisogna leggersi i testi delle canzonette 68° Festival.
Nel 2017 trionfava «amore», seguito da «occhi» e «notte». Nel 2016 in vetta sempre «amore», seguito da «giorno» e «vita». Il 2018 è l’anno dell’inquietudine, del vuoto cosmico, della sconfinata assenza. Addio alla tradizione (e ai sostantivi): la parola più usata è un avverbio piccolo e inquietante: “mai” raggiunge le 52 citazioni, colpa soprattutto dei The Kolors che in Frida, mai mai mai lo ripetono ben 27 volte (se non vi fidate, contatele!).
Segue con 45 menzioni la preposizione “senza”. Se poi scopriamo che il sostantivo più cantato quest’anno è «niente», ben 41 volte niente, ci rendiamo conto che l’atmosfera di quest’anno tende al total black. A meno di non inventarsi una locuzione creativa come “mai senza niente”, ovvero un inno alla bulimia e allo spreco che caratterizza certe feste all’italiana. Ma forse non fa bene scivolare nell’antropologia… Meglio proseguire!
Perché poi in classifica arrivano sostantivi più tranquillizzanti: a pari merito, con 21 occorrenze, finalmente l’«amore» accanto al «tempo» e alla «vita». Però sono seguiti immediatamente dall’aggettivo top: “sbagliato”, con 20 occorrenze. Quest’anno molto langue la parte anatomica sanremese per eccellenza, il “cuore”, pochissimo usato. Invece le “mani” ci toccano 18 volte. Più pelle che sentimento. Il “mondo” conta 17 citazioni, seguono gli “occhi” (16), la richiesta di “capire” insieme alle parole “donna”, “storia” e “lontano” stanno a 12. Pochissimo “Sole” e nemmeno “piove” quasi più. Tra i Giovani, invece, le parole più frequenti sono «senso» (9), «occhi» (9) e «sogno» (8). Si salvi chi può.
Menzione speciale di Sanremo 2018 per il brano di Diodato e Roy Paci, Adesso: «Capire che adesso è tutto ciò che avremo» lo ripetono per ben nove volte durante la canzone. Evidentemente serve per tirarla in lungo, l’orgasmo canoro non deve durare meno di 4 minuti…
Lo scorso anno per noi Sanremo fu Gabbani: la sua “scimmia nuda” ci folgorò subito, non appena leggemmo il testo sulla nostra Bibbia. Il nostro favorito 2018 è Lo Stato Sociale con il suo auto-ritratto italiano: “Una vita in vacanza, una vecchia che balla, niente di nuovo che avanza, tutta la banda che suona e che canta, per un mondo diverso, libertà e tempo perso”.


CONTEST #SANREMOACASAMIA
(Sanremo, lunedì 5 febbraio 2018)
Ma come lo guardi il festival?
Mandaci una foto da casa tua e/o del gruppo d’ascolto (a casa, nei bar, nelle piazze) e noi premieremo la migliore

Cari amici vicini e lontani,
in epoca di socialità, liquidità e fluidità, il Teatro Ariston con la sua luccicanza non è che un timido pretesto. Non ci interessa più tanto quel palco: ci interessa l’audience, il pubblico, lo spettatore, lo vogliamo conoscere, vedere, giudicare.
Noi, cittadini, popolo italiano, che nelle nostre case facciamo risplendere la rassegna canora, siamo noi osservatori a creare, modificare, implementare l’oggetto della visione.
Esimi professori, umili impiegati, donne italiane di tutti i ceti, giovani e meno giovani, noi siamo la vita vera e dunque rivendichiamo la nostra visibilità. Noi, i gruppi d’ascolto nei tinelli, nelle cucine, nei salotti, ci riuniamo davanti al teleschermo, al pc, al led wall, al tablet, ai maxischermi…
Quest’anno è tempo di raccontare la piccola storia di fronte alla grande storia festivaliera.
Il progetto #Sanremoacasamia premia il migliore gruppo d’ascolto, la fotografia del soggiorno meglio abitato, l’icona del modo più curioso di seguire la kermesse.
Un ampio salone con tanti amici per una cena in piedi, pigiami di flanella e coperte di pile, dalle carceri ai condomini, con lasagne o arrosti, con stuzzichini o champagne, #pizzabirraeruttolibero, facciamoci vedere, senza timore.
Come viviamo quattro ore di diretta per una, due tre o perfino quattro o cinque serate?
Se il festival entra nelle case, noi vogliamo farle vedere, le nostre case, ma anche le vasche da bagno con tv, le stanze o le hall degli alberghi… Se in una notte d’amore clandestino per caso accendi lo schermo dopo che faI? Se tieni la mano della nonna o istruisci i bambini sul glorioso passato del Festival, con il tavolone della cucina ancora apparecchiato…
“Ovunque sei, se ascolterai”, manda la tua foto, perché … “quelli belli come noi che siamo tanti!!!”
Una commissione apposita e segreta premierà il miglior interno e il miglior gruppo d’ascolto.
In epoca di festival diffusi, comporremo un ritratto inedito di casalinghitudine o mondanità domestica.
Supepremio a sorpresa!!!
Le foto possono:
– essere postate qui sotto con l’hashtag #Sanremoacasamia
– essere inviate a segreteria@trovafestival.it
– pubblicate su instagram con l’hasthag #Sanremoacasamia

LINK EVENTO FACEBOOK #SANREMOACASAMIA
LA PAGINA TROVAFESTIVAL DI SANREMO LINK

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