Sulla nuda pelle (Valli del Natisone) | maggio-giugno

Sulla nuda pelle (Valli del Natisone) | maggio-giugno

Dal 19 maggio al 24 giugno 2017.
Festival di teatro sui luoghi della Grande Guerra.

Il programma dell’edizione 2017: http://www.ateatro.it/webzine/wp-content/uploads/2017/05/PieghevoleSullaNudaPelleWeb.pdf

A cura di Associazione Culturale Molino Rosenkranz, via Saccons 3, 33080 Zoppola.

Con queste parole Michele Di Giacomo, regista e attore tra i protagonisti dell’edizione 2017, ci racconta la sua esperienza al Festival Sulla nuda pelle:

“Spesso facendo teatro rincorriamo debutti, prove, repliche, progetti e bandi e in questa corsa perdiamo il gusto e il senso del nostro lavoro. Poi capitano serate come quella che mi è successa lunedì 12 Giugno a Giassico all’interno del Festival Sulla Nuda Pelle e tutto acquista un senso. Ma facciamo un passo indietro. 3 anni fa scrivo uno spettacolo sulla Prima Guerra Mondiale, dal titolo IN TRINCEA. Lo spettacolo vince un premio a Giovani Realtà del teatro 2014 e col sostegno di ERT riusciamo a produrlo. Dopo tre anni e tante repliche decido di metterlo da parte per curare altri progetti della mia compagnia Alchemico Tre. L’ultima replica la facciamo in Friuli, chiamato da Marta Riservato di Molino Rosenkranz, all’interno di un festival alla sua prima edizione: Sulla Nuda Pelle, che porta gli spettacoli con tema la Grande Guerra nei paesi del Friuli dov’è quella guerra c’è stata realmente. Io e gli altri attori Umberto Terroso e Fabrizio Lombardo arriviamo a Giassico, una piccola frazione di Cormons (Gorizia), davanti ad una piccola chiesa in pietra dedicata a Santo Stefano e tra un muro in sasso e un tiglio allestiamo la scena. Poche sedie, posto raccolto, caldo e curiosi che passano. Un signore ci offre un bicchiere di bianco, una signora ci chiede che facciamo, e altri ci raccontano: “questo è un luogo speciale, qua passava il confine”. Ci rendiamo conto che stiamo entrando in una piccola comunità per raccontare una storia che già conoscono. La sera arrivano gli spettatori, una quarantina, chi in bici, chi a piedi, c’è la signora anziana, un ragazzo di 10 anni, il custode della chiesa, c’è la gente del posto e delle frazioni vicine. E quando le luci si accendono e parte la prima traccia comincia qualcosa di speciale. Un dialogo, un qualcosa di intimo, di intenso, di privato tra noi e loro. All’ultima scena quando uno dei soldati protagonisti dello spettacolo muore, il ragazzo di 10 anni comincia a singhiozzare, la madre cerca di consolarlo ma il suo pianto è così forte che anche gli altri spettatori si lasciano andare e anche noi non riusciamo ad avanti. A me spetta concludere lo spettacolo con queste parole: “Quando abbiamo cominciato a vederci come dei nemici? Deve esserci un seme da cui è nato questo odio che ha attecchito in queste zolle dure, che ci ha messo radici?” e tra la commozione di tutti, queste parole acquistano un senso, le nostre fatiche acquistano un senso. Credo che questa “catarsi” sia avvenuta perché il Festival porta il teatro fuori dal teatro, nelle comunità e quando l’atto teatrale diventa necessario, le storie che raccontiamo diventano potenti. Marta ha creato qualcosa di unico e spero che il Festival Sulla Nuda Pelle continui il suo cammino.”

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